Sentir parlare di Sistemi Operativi e Software Open Source desta sempre in tutti noi un velato interesse e allo stesso tempo una grande diffidenza. Infatti è proprio questo lo scoglio principale che si incontra per capire e far capire fino in fondo cosa si intende per Software libero.
Parlare di Software Open Source, vuol dire riprogrammare e riprogettare la nostra visione etica e filosofica nell’approccio con il sapere e la conoscenza, che deve essere un mezzo di tutti e per tutti.
I progetti elencati, riguardano l’inserimento sia parziale che totale di sistemi informatici Open Source, tra cui il Sistema Operativo GNU/Linux, sostituendo gradualmente l’infrastruttura esistente di prodotti proprietari.
Non sto qui a dilungarmi sulla negazione di libertà in senso generale del software proprietario ed al contrario sulla totale libertà etica, morale e di espressione del software Open Source.
Il “Software Libero” (il termine free in inglese significa sia gratuito che libero, in italiano il problema non esiste) è una questione di libertà e non solo di prezzo.
L’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:

Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo.

Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità. L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo

Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Quando si parla di software libero, è meglio evitare di usare espressioni come “gratuito”, perché esse pongono l’attenzione sul prezzo, e non sulla libertà.
Dato che l’Italia detiene un triste primato per quanto riguarda la pirateria informatica, che si aggira intorno al 60% di tutto il software installato nelle scuole, uffici ed enti pubblici, con questa trasmigrazione si risolverebbe definitivamente il problema delle licenze da acquistare per mettersi in regola come vogliono le leggi vigenti sui diritti d’autore.
Questo comporta già un iniziale e visibile risparmio di licenze che ogni computer o postazione deve avere (Licenza del sistema Operativo Windows qualunque esso sia e tutto il Software targato Microsoft tra cui Office che comprende Word, Excel, Power Point e Publisher). Se tutti i computer di un’aula, e parliamo di circa 15-20 postazioni, dovessero avere regolare licenza per tutti i programmi installati, la spesa raggiungerebbe facilmente migliaia di euro.




MIGRAZIONE VERSO I SISTEMI OPEN SOURCE


La migrazione da Sistemi Operativi proprietari (Windows) a quelli Open Source (GNU Linux) potrà essere parziale (o totale) per poter, in questo modo, favorire la comprensione dei nuovi sistemi sia da parte degli alunni, ma anche da parte degli insegnanti.
Grazie a questo lavoro, sia il docente che l’alunno possono, innanzitutto, interagire con questo nuovo modo di lavorare. Il primo approccio può destare alcune perplessità, perché i cambiamenti, come sappiamo tutti, richiedono sforzi nuovi e impiego di energie.
Ma ne vale sicuramente la pena. Inoltre, cosa altresì importante, sia il docente che l’alunno possono lavorare a programmi di scrittura, fogli di calcolo, presentazione multimediale, avendo una pressoché totale compatibilità con i lavori svolti in ambiente Microsoft.
È estremamente importante diffondere nelle scuole la cultura del software libero per educare i ragazzi e gli adulti alla legalità e far loro conoscere alternative valide e gratuite, sia nel campo dei sistemi operativi che nel software di produttività.
 



SERVER GNUBOX


Per aumentare il grado di operatività e sicurezza di una qualsiasi aula informatica collegata direttamente ad internet, l’aula in questione dovrà essere attrezzata di un Server Linux (Personal GNUBOX) programmato solo per svolgere compiti ben precisi.
Questo permetterà la condivisione di file e stampanti tra il Server Linux ed i client Windows o GNU/Linux. Questo Server verrà inserito fra le postazioni degli alunni ed il router ADSL, tramite due schede di rete.
Dopo aver installato e configurato il Server Linux nelle sue impostazioni iniziali, dovremo configurare i vari servizi indispensabili per il nostro fine:

Server DHCP. Il server assegna automaticamente ai client le impostazioni di rete tra cui l’indirizzo IP e la sua sottorete, il gateway ed i relativi DNS. Questo fa si che ogni volta che un client viene inserito all’interno di una struttura di rete, non ha bisogno di configurazioni particolari per usufruire dei servizi intranet ed internet, ma riceve in automatico le informazioni necessarie dal Server Linux. Questo comporta una minore manutenzione da parte del personale tecnico.

Server PROXY e CONTENT FILTER. Il server fa da ponte di controllo fra la rete interna e internet, gestendo e filtrando tutto il traffico. Questo permette di poter inserire delle regole restrittive per negare accessi ad indirizzi particolari, download e limitare gli accessi ad internet solo a quelle persone autorizzate, previo inserimento di username e password. In questo modo possiamo limitare la visione di siti particolari a tutti gli utenti che accederanno ad internet. Quando qualcuno tenterà di accedere ad una pagina non autorizzata, apparirà una schermata che negherà l’accesso.

Va ricordato inoltre, che nei sistemi GNU/Linux i virus, worms e trojan, che attanagliano i Sistemi Operativi Microsoft Windows, sono praticamente inesistenti.




LINUX TERMINAL SERVER


Il progetto riguarda la realizzazione di una infrastruttura informatica che comprende un Server Linux (GNUBOX TS) appositamente configurato come Terminal Server e l’utilizzo, o il riutilizzo, del parco macchine obsolete ma ideali per la funzione che dovranno avere.
LTSP è un progetto Open Source che permette di utilizzare le più diffuse distribuzioni di Linux tramite economici terminali realizzabili anche con vecchi PC obsoleti. Server e terminali LTSP consentono l'utilizzo di PC a costi ridottissimi. Molti paesi in via di sviluppo lo stanno adottando per l'informatizzazione di aziende, aule didattiche nelle scuole, enti pubblici.
Essendo un progetto completamente Open Source non ci sono costi di licenze e il costo per la realizzazione di una rete LTSP è limitato all'hardware (server, terminali e infrastruttura di rete) e la manodopera. Come si vede dalla figura, il Server ed i Client sono collegati fra loro tramite un Hub o Switch e dei cavi di rete UTP Cat.5.
L’unica cosa necessaria ed indispensabile che viene richiesta nella struttura hardware dei client è una scheda di rete.




Con questo progetto avremo le postazioni degli Alunni che all’accensione riceveranno tutte le informazioni, tramite la rete, dal Server Linux GNUBOX TS, che in pochi minuti permetterà loro di lavorare in un ambiente GNU/Linux, stile Windows con tutte le funzioni di Office (scrittura, foglio di calcolo, presentazioni), stampa, internet, rete per comunicare con gli altri Client.

I vantaggi di questa soluzione sono molteplici:
1.Riutilizzo del parco macchine obsolete.
2.Controllo centralizzato nel Server per permessi ed accessi a tutta la rete.
3.Manutenzione del parco macchine tendente allo zero.
4.Utilizzo di sistemi operativi e software completamente gratuito e libero (Open Source).
5.Possibilità future di collegare l’intera rete ad internet per la navigazione simultanea.



Perché la scuola dovrebbe usare esclusivamente software libero
di Richard Stallman

Esistono motivazioni generali perché tutti gli utenti informatici debbano insistere con il software libero.
Questo offre agli utenti la libertà di poter controllare il proprio computer: il software proprietario il computer fa quanto stabilito dal proprietario del software, non quel che vuole l'utente. Il software libero offre inoltre agli utenti la libertà di poter collaborare tra loro.
Queste caratteristiche si applicano alla scuola come a qualsiasi altro soggetto. Ma esistono motivazioni specifiche che riguardano in particolare l'istituzione scolastica. Primo, il software libero consente alle scuole di risparmiare.
Anche nei paesi più ricchi, le scuole sono a corto di denaro. Il software libero offre agli istituti scolastici, come ad ogni altro utente, la libertà di copiare e ridistribuire il software, di conseguenza il sistema didattico può farne copie per tutti i computer di tutte le scuole. Nei paesi poveri, ciò può contribuire a colmare il divario digitale.
Quest'ovvia motivazione, pur se importante, è alquanto superficiale. E gli sviluppatori di software proprietario possono eliminare questo svantaggio donandone delle copie alle scuole. (Attenzione! -- una scuola che accetti simili offerte potrebbe ritrovarsi a dover pagare per i successivi aggiornamenti).
Passiamo quindi a considerare le motivazioni più profonde.
La scuola dovrebbe insegnare a chi studia stili di vita in grado di portare beneficio all'intera società. Dovrebbe promuovere l'uso del software libero così come promuove il riciclaggio. Se la scuola insegna l'uso del software libero, gli studenti continueranno ad usarlo anche dopo aver conseguito il diploma.
Ciò aiuterà la società nel suo insieme ad evitare di essere dominata (e imbrogliata) dalle multinazionali.
Tali multinazionali offrono alle scuole dei campioni gratuiti per lo stesso motivo per cui le aziende produttrici di tabacco distribuiscono sigarette gratis: creare dipendenza nei giovani. Una volta cresciuti e diplomati, queste aziende non offriranno più alcuno sconto agli studenti.
Il software libero consente a chi studia di poter imparare il funzionamento di un programma. Quando gli studenti diventano adolescenti, alcuni di loro vorranno imparare tutto quanto c'è da sapere riguardo al computer e al software. Questa è l'età ideale per imparare il mestiere per quanti si avviano a diventare programmatori in gamba.
Per imparare a scrivere del buon software, gli studenti devono poterne leggere e scrivere una grande quantità. Hanno bisogno di leggere e comprendere programmi reali, di uso concreto. Saranno animati dalla fervida curiosità di leggere il codice sorgente dei programmi che usano. Il software proprietario ne respinge la sete di conoscenza; dice loro, "La conoscenza che stai cercando è un segreto -- vietato imparare!" Il software libero incoraggia tutti ad imparare.
La comunità del software libero rifiuta la "il sacerdozio della tecnologia", secondo cui il grande pubblico va tenuto nell'ignoranza sul funzionamento della tecnologia; noi incoraggiamo gli studenti di ogni età e situazione a leggere il codice sorgente e ad imparare tutto quello che vogliono sapere.
La motivazione successiva è ancora più profonda. Dalla scuola ci si aspetta l'insegnamento di fatti fondamentali e di capacità utili, ma ciò non ne esaurisce il compito.
Missione fondamentale della scuola è quella di insegnare a essere cittadini coscienziosi e buoni vicini - a collaborare con altri che hanno bisogno di aiuto. In campo informatico ciò significa insegnare la condivisione del software. Soprattutto le scuole elementari dovrebbero dire ai ragazzi, "Se porti a scuola del software devi dividerlo con gli atri bambini."
Naturalmente la scuola deve praticare quanto predica: agli studenti dovrebbe essere consentito copiare, portare a casa e ridistribuire ulteriormente tutto il software installato all'interno dell'istituto. Insegnare a chi studia l'uso del software libero, e a far parte della comunità del software libero, è una lezione di educazione civica sul campo.
Ciò insegna inoltre il modello del servizio pubblico anziché quello dei potentati. Il software libero dovrebbe usato in scuole di ogni grado e livello.




Analisi e proposte per l'introduzione del software libero nella didattica
di Antonio Bernardi

1. Premessa
Da più parti ormai vi è la consapevolezza che il software utilizzato nell'insegnamento delle (o con le) nuove tecnologie corrisponda ad un "libro di testo".
Nel settore se ne sono affermati due: quello che si rifà alla cultura del confronto, rappresentato dai valori del software libero, e quello che possiamo ricollegare alla cultura del "monopolio privato", rappresentato dal software proprietario monopolistico che, per sua natura non ama il confronto e, appena può, lo soffoca al fine di impedire all'utente (consumatore) qualsiasi scelta.
Il software libero, come "libro di testo", ha molteplici ragioni per essere adottato nella didattica perché principalmente:
Non discrimina i soggetti su base economica ma seleziona su base meritocratica.
La gratuità delle licenze d'uso tra l'altro è conforme ai criteri stabiliti dalle varie circolari sull'adozione dei libri di testo che si preoccupano di stabilire un tetto di spesa, a seconda del tipo di scuola.
Permette, sia all'insegnante che all'allievo, l'assoluta libertà di copia, fondamento dello scambio della conoscenza; in questo modo si educa alla legalità non dovendo, nella scuola, ricorrere alla pirateria informatica per svolgere la normale attività educativa;
E' rispettoso della libertà d'insegnamento, perché permette all'insegnante di scegliere la soluzione e il fornitore che più si adatta alle sue esigenze conoscitive e didattiche;
E' rispettoso della libertà di parola, perché permette anche all'insegnante, e alla scuola più in generale, di "entrare in gioco" ed essere "soggetto di cultura";
Educa alla cultura galileiana e alla consapevolezza informatica attraverso la trasparenza, la verifica e la sperimentazione;
Incentiva l'economia locale valorizzando le risorse umane locali.

Ma la ragione avanzata dal software proprietario monopolistico che, a scuola, si debba usare il software secondo il criterio del "più diffuso", a tutt'oggi, ha avuto la meglio, e ha messo all'angolo i valori del software libero sottraendo ai docenti la libertà di scelta nel settore informatico.

2. Perché, a scuola, non viene esercitata la libertà di scelta nelle nuove tecnologie?
Perché la libertà si paga.
È pur vero che per un insegnante usare il software libero significa avere la possibilità di scegliere il proprio libro di testo ed esercitare il diritto della libertà d'insegnamento, ma...per scegliere bisogna essere informati (preparati) e consapevoli; in alcuni casi bisogna anche dissentire da ciò che viene "calato dall'alto".
Poniamoci alcune domande: in questi anni, quanti insegnanti hanno scelto con cognizione di causa il software? e quanti insegnanti sono stati messi nelle condizioni di poter scegliere il software?
O, forse, è stato imposto loro dal mercato monopolistico con la scusa "del più diffuso" tramite due passaggi: la soggezione del potere politico (MIUR) al potere economico della Microsoft (software proprietario monopolistico) esemplificata negli ultimi anni dalle ricorrenti alfabetizzazioni informatiche; il timore reverenziale degli insegnanti nei confronti delle iniziative di alfabetizzazione svolte dall'autorità (MIUR).

3. Osservazioni sulla alfabetizzazione informatica dei docenti
Nel 2003 il MIUR ha avviato un piano di alfabetizzazione informatica rivolto al 20% degli insegnanti (circa 160000) con "scarse o nessuna competenza informatica" denominato ForTic A.
In questo percorso formativo (o forse è più corretto chiamarlo addestrativo?) viene utilizzato come "libro di testo" il software Microsoft, dal sistema operativo agli applicativi.
Non c'è posto per nessun altro!
Conseguentemente alla maggior parte dei docenti inesperti è stata preclusa qualsiasi possibilità di scelta nel settore delle nuove tecnologie avendogli somministrato solo un tipo di cultura: la "cultura del software proprietario monopolistico" che discrimina tutto ciò che non gli appartiene e trasforma i docenti della scuola pubblica in propri propagandisti spesso portatori di valori qualunquistici.
Non stupisce perciò se oggi chi per la propria didattica sceglie di lavorare con il software libero, trovandosi isolato nell'"indifferenza generale", trasforma il proprio insegnamento in un insegnamento di libertà.

4. Alcune proposte di lavoro
Il Ministro per la Innovazione e le Tecnologie a più riprese ha indicato nell'uso del software libero (chiamandolo "software a codice sorgente aperto") una valida opportunità per la P.A. e al riguardo ha suggerito ai "decisori" di estendere i "buoni esempi".
Noi auspichiamo che la politica del MIUR cambi e segua le suddette indicazioni, ma di questo non ci illudiamo.
Si sa che la libertà (e l'indipendenza) è una conquista e nessuno la regala dall'alto.
Per riappropriarci della libertà di scelta nelle nuove tecnologie ed essere al servizio della collettività e non degli interessi privati di aziende monopolistiche dobbiamo puntare: sull'autonomia scolastica (delle amministrazioni periferiche); sull'esercizio della libertà d'insegnamento (dei singoli docenti).

4.1. Autonomia scolastica
Singoli Uffici Regionali (USR per l'Abruzzo , ecc.), singoli provveditorati (CSA di Vicenza, ecc.), singole Amministrazioni locali (Pescara, ecc.), singoli Dirigenti scolastici hanno, a più riprese, dimostrato la loro indipendenza e autonomia organizzando incontri formativi e informativi, rivolti a docenti inesperti, per far conoscere loro i valori della cultura del software libero in una visione pluralista della scuola.
Il nostro compito è quello di diffondere queste iniziative e sollecitare che Scuole, Provveditorati, Uffici Regionali Scolastici organizzino incontri di formazione, tra docenti, sul software libero e la sua cultura.

4.2. Libertà d'insegnamento
Dobbiamo fare in modo che gli insegnanti esercitino il loro diritto della libertà di scelta nelle nuove tecnologie, togliendosi di dosso qualsiasi timore reverenziale.
Al riguardo dobbiamo procedere in due direzioni: dare impulso ad incontri di informazione e formazione sul software libero per creare informazione e consapevolezza e battere "l'indifferenza generale" prodotta dalle varie alfabetizzazioni del MIUR; creare esempi di didattica con il software libero, creare modelli da diffondere, creare documentazione sul software libero, in maniera da agevolarne la diffusione.

5. Conclusioni
Il software libero è rispettoso della libertà d'insegnamento;
il software libero è rispettoso della libertà di parola, nel settore informatico;
il software libero non discrimina economicamente le persone.
Ma solo quando i docenti si saranno riappropriati della libertà di scelta e della libertà d'insegnamento nelle nuove tecnologie potremmo dire di avere una formazione informatica che si colloca all'interno della cultura galileiana, in una scuola aperta e pluralista.